di noi adesso condannati al decaffeinato

le nostre discussioni importanti delle tre di notte di un mercoledì qualunque. sempre troppo impastate di vino e abbastanza fumogene. dice che siamo i moderni prigionieri politici di questa italia senza sangue. che siamo come palazzi in costruzione perenne. le parole una dietro l’altra come i lampioni ai bordi del viale uno dietro l’altro. come i nostri giorni che se ne vanno via uno dietro l’altro. ancora uno e un altro ancora. e tra miliardi di corpi ad un certo punto i nostri si toccano e certi abbracci come camicie di forza reciproche. la compenetrazione delle nostre anime. e ancora mi dirà che se avessimo fatto qualche anno fa’ quel che adesso facciamo chissa’ dov’ e’ che saremmo arrivati ora. e che vuoi farci di che vuoi farti di niente grazie adesso basta.

di noi superstiti

tra considerazioni da provinciali e i sogni di una vita in un posto piu’ grande e insensibile. lasciateci andare e lasciateci stare. e lei che gli sorride ancora dentro e lui che le piange ancora dentro. e’ come armarsi ogni giorno per non combattere mai. e’ come amarsi ogni giorno per non perdere mai. le nostre teste incandescenti e le poesie scritte sui muri dei bagni degli autogrill sotto improbabili annunci di esperienze indimenticabili. quello che mai avremmo immaginato potesse accadere e invece e’ accaduto e poi siamo rimasti increduli a valutare i danni ed era una distesa di macerie da cui siamo riemersi impolverati come sopravvissuti ad una catastrofe interiore. e chissa’ se serviva davvero farsi la guerra. per che cosa poi.

di G che non sapeva piu’ che cosa fare. sapeva solo farsi. e gli riusciva pure male.

stiamo solo passando oltre. nel nostro mondo fatto di luce a denti stretti. giura che ci sta’ provando a restare aggrappato alla vita ma c’e’ la sensazione chiara e sconfortante che non ci capiremo mai. per ironia della sorte o ironia della morte. oltre quei giorni in cui pioveva ininterrottamente e starsene in casa era un po’ come starsene su di un altro pianeta. solo qualche lampo da un presente incostante. G smetteva e riprendeva di continuo. non voleva proprio saperne di starsene pulito. e’ tutta colpa sua e di tutte le volte in cui ha detto di amarmi. a volte era tutto un gridare. come temporali improvvisi sul nostro ecosistema separato. l’asindeto delle nostre giornate improvvisate. ad essere sinceri non capisco neanche io ma tanto che importa. delle nostre scorie personali. e smaltiranno tutto questo come un rifiuto qualsiasi e non saremo neanche i primi a non essere.