di lei che ha smesso di essere lei

si capiva a prima vista che voleva tenersi  lontana da nuovi rapporti umani. che lì dentro ci andava controvoglia. per inerzia come per un’insensata convenzione sociale. per l’ennesimo modo di adeguarsi dal basso. per una cultura senza piu’ valore reale. non si voltava mai indietro e non dava mai l’impressione che stesse attendendo qualcuno. sembrava avere la consapevolezza di essere completamente e definitivamente sola. lei che chiedeva solo di essere lasciata in pace adesso si accorge che questa non è la pace che credeva di desiderare. adesso che prepara la colazione per uno il pranzo per uno la cena per uno e un solo bicchiere per una bottiglia di vino mentre ascolta un nuovo album e che senso ha se non hai nessuno a cui dire preferivo quello prima. quel prima di quando almeno c’era lo scontro concreto e invece adesso è solo calma piatta esteriore e mortale. aveva voluto darci un taglio con tutto quel lacerarsi le anime a vicenda aveva tagliato anche i capelli e poi a volte aveva pensato anche alle vene ma poi non si decideva mai del tutto. l’ho rivista l’altro giorno che camminava con i pugni in tasca e aveva una voce nuova e tu come stai lui come sta io sto bene lui sta così come sempre. e quando sei tornata quanto ti fermi da un po’ per un po’ sai qui e’ cambiato tutto anche se poi in fondo qui non cambia mai niente. aveva come sempre un sorriso che era una promessa in cui non riesci a credere e poi il silenzio ci ha di nuovo scaraventati via nudi. mi sono voltato e lei era ancora lì che camminava accanto a vetrine che non guardava e poi si è di nuovo persa tra la folla ed era già nuovamente un ricordo. lei è M, che un giorno ha scritto su un muro che comunque vada non sarà mai chi pensiate che sia.

del blaterare degli altri che e’ cosa da poco

magari andremo allo zoo a vedere i tossici bianchi e ci stringeremo forte per via di un passato di cui non parleremo mai. nuove parole sulla nostra pelle e nuove cose da ricordare. poi i ponti tra noi e noi bombardati da noi e noi. quel nulla esistenziale da cui non riesce proprio a staccarsi. dice che liberarsi equivale sempre ad un paio di addii. questa melodrammaticita’ del cazzo. ci aspettano sotto casa i poliziotti in antisommossa per darci il buongiorno. per farci sputare a forza tutti i sogni della notte prima. quando ci volano sopra gli aerei e la guerra stavolta non e’ poi cosi’ lontana. oltre le nostre metafore letterarie. e a che serve poi resistersi se non c’e’ migliore occasione per cui conservarsi. se non c’e’ piu’ bisogno di guardare lontano per vedere la catastrofe e la speranza mischiarsi in un corpo solo. se nonostante tutto il sole splende e irrompe spietato da una finestra rotta.