della brutta differenza tra ipotetico e reale

arriverà un giorno e sarà sempre troppo tardi. di notte sogni scintillanti e altri discorsi lancinanti su futuri indefinibili e indifendibili e su chi saremo chissà dove e chissà quando. su di noi che non saremo padri che divorano figli o madri stanche che restano a guardare. e ancora buoni propositi da infrangere. che anche la lava con il tempo si fa fredda e nera. ma ti regalerò comunque quel che resterà di me. altri avanzi e pezzi sparsi racimolati e persi in altre vite. come le troppe cose che ci portiamo addosso dal passato nonostante non abbiano più alcuna importanza. G e la sua fissazione per ciò che è stato. M e la sua voglia di cancellare tutto e tutti gli altri che non hanno capito un cazzo. se solo ci fosse un modo per ritornare bambini e non conoscersi mai. per non ascoltare mai i Nirvana e non leggere mai Pasolini. per tornare ad essere ignoranti e spietati. e invece restiamo splendidamente vivi e comunque spietati.

del sole intollerante

e poi finiva sempre che andavamo contro i nostri buoni propositi e gli altri non ci mancavano mai davvero. né loro né tutti i nostri vecchi luoghi che sono stati trasformati e trasfigurati. che a stento riusciamo a riconoscerli al momento del ritorno temporaneo. in fondo restano sempre vecchi e arretrati come qualunque altro posto in cui non saremo mai abbastanza lontano. noi asfissiati e claustrofobici. voi immutabili e liofilizzati. tu curami e poi lasciami stare dammi solo qualcosa per non farmi dormire. che tra la notte e il giorno c’è un attimo in cui visibile è la follia di tutto questo. e poi tornavano le altre estati incontenibili per altri tempi insostenibili. che ci toccherà di riciclare ogni sorriso e poi resistere alla nausea e ai buoni rapporti. alle canzoni di merda e alla spensierata idiozia di massa.