di armi proprie e improprie come l’indifferenza

l’esondazione della nostra voglia di fare che non riesce mai ad arrivare alla foce del qualcosa di fatto e di concreto. e poi la felicità che si impossessa nuovamente di noi e lo si capisce dal fatto che è svanita quell’urgenza di scrivere. quell’urgenza di bersi e liquefarsi su tutti gli asfalti e le scalinate. c’eravamo tanto armati. c’eravamo tanto armati e a che cosa è servito. ora chiedetevi perchè abbiamo maschere antigas e vestiti neri nell’armadio. che ognuno di noi cresce con la convinzione che la propria vita avrà più senso di quella degli altri. anche se il giorno dopo ritorna la realtà cruda e spietata. ed è allora che quelli come noi vanno a cercare il mare. anche se non ricordo neanche più chi siamo. come M che ci scrive che da quì almeno si vedono le stelle. chissà per quanto tempo ancora ci porteremo dentro come un bel ricordo a cui non vogliamo pensare.