di silenzi bianchi e di pagine silenziose

di che scrivo quando non scrivo di te. dei governi che si divorano da sé e della folla che ci fa capire quanto siamo poco speciali ma infinitamente importanti anche se solo per noi. delle ingenue dichiarazioni di amore eterno lasciate sui muri o incise sulle cortecce degli alberi del parco. con tutti gli errori grammaticali a prefigurare l’errore finale. di quanto sono fuori moda questi modi di amarsi fatti di cose semplici come stringersi forte prima di partire. vite intere fuori moda. fondi di magazzino e di bottiglia. svenduti malsani malfunzionanti con letali cortocircuiti improvvisi tra i nostri cuori. di che ti scrivo quando non scrivo. e poi mi restano dentro storie intere. ci restano per mesi interminabili con ingorghi di parole che non vanno né su né giù. l’ossessione di restare senza idee e G che cerca di farle uscire in tutti i modi. con altri modi poco convincenti e convenzionali. dice che bisognerebbe riprendere a farsi di orge di sorrisi e di corpi ammassati nelle peggiori strade delle vecchie città. che bisognerebbe darci un taglio con tutta questa calma e questo sterile silenzio. il rischio che corriamo, aggiunge, è di finire ad essere esseri normali che non sanno più sognare. dimentica il fatto che anche i sogni hanno un prezzo. che molto spesso sono proprio i sogni la cosa più costosa.