dei cieli a volte neri a volte bianchi che ci dividono

eravamo improvvisamente liberi e confusi come nella Russia post-sovietica. ho poi questo ricordo di te che mi dici il tuo nome e io che non l’avrei mai pronunciato cercando mille altri modi per chiamarti. come lei in quel film ti voltavi ed eri subito bellissima e prossima alla fine. la prossima fine sarà magari meno triste e meno melodrammatica. praticamente tutto il contrario di ciò che scriviamo. quello che dici come lo dici e perché lo dici. tipo che il primo tranquillante non si scorda mai e di ciò che è stato non me ne frega niente. è il futuro che divora il passato mentre il presente resta a guardare. chi di noi due avrà la meglio sarà colui che avrà una maggiore capacità di rinuncia. la volontà che abbatte il desiderio e l’abbandono come pratica abitudinaria. che tanto oramai ci hanno divisi tutti. ci hanno diviso da tutto. adesso che quando ci guardiamo non ci rivediamo più e se parliamo non ci raccontiamo. la domanda più banale da fare dopo anni di silenzio è come stai e G lo sa benissimo. perché vorrebbe chiedere perché e invece restiamo solo scrittori di storie incompiute. che poi definiamo storie brevi solo per dargli un senso e sentirci meglio. e alla fine non mettiamo mai la parola fine per non finirci mai del tutto. per lasciarci sempre degli avanzi che chissà chi raccoglierà.