dell’andamento esitante dei suoi giorni

basterebbe anche un solo gesto di equilibrio per non doversi più chiedere chi tra di noi conserverà il ricordo degli ultimi vent’anni. ora che siamo un misero residuo di ciò che è stato. che tanto poi le nostre polveri non contano niente e dovremo anche disabituarci al noi. e domani sarà sempre più come ieri. per l’immobilità come obiettivo finale. quando invece dovrebbe essere un continuo dove andiamo come andiamo basta che andiamo. ma lei resta distratta da una vita in cui non crede. distrutta da un amore che non vede. chiedendosi dov’è che è andata la spensieratezza dei vent’anni. quand’è che è finita la poesia dei vent’anni. e fa finta di essere convinta di non avere più tempo per le cinque del mattino. fa finta di essere convinta di non potersi più permettere il lusso dell’indecisione. il lusso di essere libera di scegliere la strada sbagliata. di non avere più tempo per sprecare altro tempo. e forse si accorge di stare morendo come muoiono tutti. lentamente. barattare la vitalità per la tranquillità e poi accorgersi di rivolere tutto indietro. ed è già troppo tardi come è sempre stato per tutto. come sempre tardi è stato il momento in cui ogni cosa si è fatta chiara e comprensibile. ed è forse la semplicità dei bambini ciò che più ci manca per diventare grandi davvero.