dei risvegli ritrovati

G ha perso una delle sue armi migliori. ciò che finora gli ha permesso di attraversare la vita senza in fondo subire troppi danni. ha perso la capacità di lasciarsi andare alla deriva. di lasciarsi trasportare dal flusso inarrestabile delle cose senza irrigidirsi troppo e per questo spezzarsi. e allora non resta altro da fare che impacchettare tutto quanto è portarlo via. dove magari possa tramutarsi in qualcosa di più bello e più completo. lontano dalle piccolezze di questi luoghi ormai letali ed asfissianti. e fanculo alle radici e all’essere legati ai centimetri quadrati in cui siamo diventati ciò che eravamo. risvegliarsi come una persona normale e proprio per questo non riconoscersi più. con tutte le banali umane debolezze. nella tranquillità dei giorni andati a male il quotidiano sembra sempre più la causa innocente di questo insensato malessere. se ci fosse un aggettivo per definire il nostro modo di stare a galla. quando arrivano le tue parole come fossero aiuti umanitari che cadono dal cielo. se ci fossero parole per descrivere l’impalpabile sostanza del tuo spingermi avanti. mentre con una mano mi afferri e mi tiri fuori dalle profondità dei miei futuri immaginari. dove impazzire somiglia quasi a giocare con i pensieri. l’ultimo brandello del nostro sentirci speciali, nell’estate agonizzante del nostro essere giovani. e allora chissà se è definitivamente finito il tempo in cui ci divoravamo la vita. e quanta distruzione sarà necessaria prima di giungere ad una nuova rinascita.