di parole invecchiate

se la capacità della solitudine può considerarsi come una sorta di valore aggiunto. c’è una domanda che le risuona spesso in testa e che sovrasta il bisbiglio continuo degli altri. cosa ci faccio qui. cosa ci faccio in mezzo a gente che vive innocua sulla superficie di quelle cose da cui io mi sottraggo. qui non c’è nulla che ti riguardi. alza il volume e sopporta. alza il volume e poni fine al rumore umano. se questa specie di cosa che facciamo si può chiamare musica. avremmo voglia di quella leggerezza che forse non potremo mai più permetterci se non nell’illusione di tempi brevissimi. se non su certi schermi e su certe pagine. quando rivedersi è un po’ come riviversi nell’attimo negato di uno sguardo distolto. se solo ci fosse ancora tempo per gli errori. e invece è tempo dei patti di stabilità per necessità. in questa storia che non è mai stata nostra.