di un tempo che fu e nuovamente è

tra i pochi ricordi che sopravvivono nel paesaggio devastato della sua memoria G resta un’immagine vaga che non riesce a far sparire del tutto. come una scritta su un muro traspare sotto strati di vernice recenti. anche se nel suo dimenticatoio alla fine ci finiscono tutti. uno ad uno. e di questi amori biodegradabili nel giro di due o tre anni dalla loro fine non resta traccia concreta. solo ricordi incompleti e certezze infondate. la mancanza di voglia di fare e disfare continuamente la vita. come se fosse tutto ciò che sempre ci toccherà di fare. vuole invece quarantacinque gradi di abbandono temporaneo. distendersi sotto quelle stelle di un mondo nuovo in cui tu non ci sei. tu non ci sei più. se non come galassia lontana e irraggiungibile. e non avrai mai niente da imparare da lei se non che chi si accontenta muore. che crescere significa spesso ripudiare ciò che si era e tutto ciò che ci resta è un ammasso confuso di belle frasi che non portano da nessuna parte. si rimane così. a raccoglierne i pezzi e a metterle in fila comunque. con i piedi su uno schifo di terra e una carestia di buoni propositi. mentre le comparse vanno a casa e non le riconosceremo mai incontrandole per strada. mentre si è sempre troppo lontani da qualunque posto. dove non arrivano neanche i nostri pensieri su di noi. dove M può anche permettersi di essere quelle lettere che non si scrivono più senza neanche capire bene cosa voglia dire.