di anni fragili e linee che si scontrano

dovrei forse andare a capo perchè tutto questo sia inteso come poesia. dovrei forse ricominciare daccapo perchè tutto questo si tramuti in poesia. e invece continuiamo a giocare con le parole come con le nostre vite e le tue parole d’inverno se le porta via il vento. resta il fatto che non c’è giudizio più importante di quello di sè stessi verso sè stessi. se stessi in altri luoghi probabilmente sarebbe diverso. anche se poi tutto quello che faccio è per te che ancora non esisti e di quello che non faccio so che prima o poi me ne pentirò. mentre G continua a guidare e la strada davanti è come il nostro futuro. luminosa e piena di buche. nell’abitacolo risuonano note da un trapassato remoto ed M traccia su un taccuino rosso le linee contorte dei nostri cammini che a volte corrono parallele a volte si scontrano a volte schizzano via lontane le une dalle altre. ogni tanto si sporge in avanti e chiede cos’è che siamo diventati e nessuno sa mai cosa rispondere. sappiamo solo che l’importante non è vincere ma sapersi rialzare dopo ogni sconfitta e che questi anni fragili non servono a niente se non a renderci immuni dal piangersi addosso. che non sarà servito a niente vivere tutto questo se non saremo capaci di evitare che si ripeta ancora. sappiamo solo che non bisognerebbe mai restare lontani anni luce in questi anni bui. che è meglio tenersi a distanza d’insicurezza.