di sole e di sale

misuriamo il tempo che ci tiene lontani con i chilometri di parole che ho seminato mentre ci allontanavamo. sigaretta dopo sigaretta per rinviare gli addii e difendere sino all’ultimo istante uno qualunque degli ipotetici futuri insieme. uno dei nostri futuri insostenibili. mentre tutto ciò che riguarda gli altri scivola nel sentimento impercettibile dell’indifferenza e restiamo solo noi tre. noi tre in un corpo solo. a perpetuare all’infinito questo inutile accanimento terapeutico sui nostri desideri incompiuti. G non vuole che lo si veda ridere. M non vuole che la si  veda piangere. Io non voglio che mi si veda. in una trinità di intenti e sentimenti che è l’astratta unione di tutte le nostre divisioni interiori. che dentro di noi continua a combattersi un’interminabile guerra civile che va’ avanti a colpi di arrendevolezza e testardaggine. nell’alternanza continua dei sentimenti più opposti. sarà che siamo rimasti orfani dei poeti e che di quanto ho visto fino a qui salvo solo i giorni passati insieme. salvo l’ennesima notte di cui resta soltanto il segno rosso delle tue labbra sul bordo del bicchiere. dopo avere abbattuto tutte le barriere invisibili a raffiche di campari. che l’estate è per gli idioti e per chi se la può permettere. invece noi ci teniamo l’inverno e i suoi risvegli a corpi stretti. poi per un giorno dimentichiamo coloro che piangono la morte dei loro carnefici. dimentichiamo le vostre facce i vostri nomi le vostre intere esistenze. finché sarà un giorno che durerà per l’intero tempo restante.