di parole risorte e tempi irrinunciabili

passeranno questi anni oscuri così come sono passati quelli luminosi. questi anni in bilico in cui viviamo l’ultimo brandello di queste giovinezze incompiute. tra i nostri cuori che si sfiorano solo di notte e i corpi sempre troppo lontani e in qualche modo irraggiungibili anche quando a portata di sguardo. poi ritrovarsi all’alba dell’ennesimo giorno anticipato a rimpiangere il non fatto e a pentirsi del fatto. a spingersi in avanti lungo le strade deserte della vita per andare a cercare chissà cosa chissà dove. per i sogni intercambiabili che non si concretizzano mai in niente di fatto se non in rapporti illegittimi come questi governi. per andare a vedere una manciata di stelle che stanno sempre meglio in cielo che non in parlamento. contare gli aerei che passano e ancora immaginare le grandi capitali europee che non vedremo mai. come qualche anno fa. quando eravamo ancora giovani e fragili come certe illusioni che se ne volano via insieme all’adolescenza che prima o poi da qualche parte deve pur schiantarsi. però alla fine ci siamo fortunatamente salvati quasi tutti anche se G da quando ha smesso con tutto non è più lo stesso di prima e anche se M ogni tanto guarda ancora in giù con desideri da catastrofe interiore. anche se il viaggio di qualcuno si è interrotto troppo presto ed è per questo che a volte di notte viene giù qualche lacrima come una solitaria stella cadente dal desiderio inesaudibile. tanto di desideri morti abbiamo già cosparso tutta la strada fatta fino a qua e non basterebbe una costellazione intera per rifarsi. intanto la speranza è una parola inaspettatamente ritrovata e il futuro per quanto debole e insensato è l’ultima forma di resistenza che ci è rimasta. per chi la vita è resistenza. per chi la vita ancora è.