delle assenze corrisposte

possano le tue parole essere come certe onde che travolgono tutto e cancellano via le orme dei passi sbagliati fatti fino a qua. possa il tuo corpo attutire il volo in picchiata di queste disillusioni che è giusto prima o poi arrivino. io non sarò mai capace di darti niente di più di questa vita che sembra sempre essere come sull’orlo di una guerra o di una qualche catastrofe definitiva che potrebbe spazzarci via. cosa resterebbe delle nostre vite se avessimo la possibilità di prendere tutti gli aerei che vogliamo o di correrci incontro lungo le autostrade deserte che uniscono i puntini dei futuri possibili. tra le poche cose che ricordo c’è un’immagine di te che ti allontani sulle tue scarpe rosse. dopo di che scivolavano i giorni e smettevamo ormai di contare il tempo delle separazione mentre si dilatavano i ricordi e i corpi sbiaditi venivano sostituiti da altri corpi momentaneamente più concreti ma facili prede del paesaggio che scorre. l’abbondanza era l’unica cura per non soccombere sotto il peso impalpabile dell’assenza. adesso tutto intorno il mondo luccica di ignoranza e felicità riflessa mentre tu chiedi aria e loro ti danno sorrisi e anestetici. sorrisi e anestetici. sorrisi e anestetici per non sentire i colpi inferti dal vuoto esistenziale che impera. e non c’è niente da fotografare solo qualcosa da trascrivere troppo su cui riflettere e appena un’ora d’amore per cui non ti darà niente in cambio.