del dovere di odiare

queste discussioni che sono come trasfusioni reciproche di ricordi andati a male nelle nostre vite restaurate e riportate a nuovo ma che si portano comunque addosso i segni delle esistenze passate. che è inutile cercare di sottrarsi all’abbraccio di questi tempi aridi. in un presente avido di speranze a cui bisogna strappare con la forza la pur minima prospettiva di un futuro quantomeno decente. soprattutto noi che siamo come due pianeti sulla stessa orbita gravitazionale destinati allo scontro e alla distruzione reciproca. ma noi non saremo mai lo spazio vuoto nelle nostre fotografie future. il mio rimpianto sarà per questa sete di parole che non riuscirò mai a soddisfare del tutto, per i momenti che non vivremo e per le piccole cose dimenticate lungo il cammino. mentre quasi tutti gli altri si avvicinano piano piano a una privata inesistenza e G cerca di smarrire il ricordo di lei tra i tasti bianchi e neri di un pianoforte scordato. e poi c’è la rabbia che non ha età e che ci porta ancora a odiare ogni divisa, ogni giornata andata male, ogni parola detta per travisare nascondere illudere incatenare ammaliare sottomettere addormentare. odiare ogni azione volta a violentare questa fragile umanità. come i manganelli che ci massacrano di notte e che resteranno impuniti ma comunque per sempre colpevoli almeno per noi. e noi che sappiamo per questo odiamo. perché davanti a certi fatti l’odio è un dovere.