di un sogno ricorrente e del non volerlo fare più

le tue parole lontane arrivano improvvise, sussurri di cose che non assumono mai forma precisa. intenzioni di azioni che mai giungeranno a compimento, condannate come sono nel limbo tra il dire e il non dire, il fare e il non fare. il desiderare e il potere. dovremmo forse mettere da parte quello che siamo e dare spazio a ciò che si nasconde sotto lo strato di buone intenzioni dietro cui troviamo rifugio. fuori dalla gabbia del quieto vivere dentro cui ci siamo volontariamente rinchiusi. mentre non abbiamo ancora capito bene quanto ci è costata questa apparente tranquillità. e annaffio con la vodka le parole che non dovrei dire ma non riesco neanche più a vederla l’umanità altra, figurati quanto mi importa di raccontarla o fissarla in qualche modo su un qualunque supporto. che poi ho visto M trasformarsi poco a poco in qualcos’altro ma quello che era resta sempre nascosto dietro i suoi sorrisi da pubbliche relazioni e so che la sua felicità continua ad esplodere improvvisa in altri modi che loro non riconosceranno mai. noi che siamo sopravvissuti a così tante guerre da non riuscire ad arrenderci alla pace. con l’orgoglio dei vinti che mai si sono nascosti, che mai hanno fuggito lo scontro. con il coraggio di chi teme la parola fine e il vuoto dei giorni in cui non si ride. con la consapevolezza che ci stiamo perdendo qualcosa che non ritornerà mai più. ed è solo dentro te che ricordo perchè respiro.