delle ore disperse nei silenzi

dovessi fare a meno dei tuoi occhi non avrei più specchi in cui riflettermi per ricordare chi sono. disallineate le due realtà dell’esistente presente e quella senza tempo che non smette mai di riechieggiare lontana. dovessi fare a meno delle tue parole non avrei più niente da ricordare per trovarci un senso che vada oltre l’utilità. finirei con il restare solo e incolore nel paese della grande ignoranza. metti qualche altro punto di sutura sulla nostra voglia di fare e ricordami ancora perchè ci ostiniamo a mantenerci integri e sensibili. metti qualche altro punto di sospensione dopo ogni nostra frase per dilatare i tempi e non arrivare mai alla parola fine. in questo strano modo di guardarsi ad occhi chiusi e parlando tratteggiare tutto un mondo di vorrei se potessi. c’erano una volta le nostre notti infinite e poi le albe chimiche di cui adesso possiamo fare a meno. c’erano una volta tutte le volte in cui nessuno e niente era ciò che restava e ricominciare tutto dall’inizio era l’unico scopo dell’andare avanti. adesso che anche G vorrebbe ritornare a nutrirsi di quell’odio che lo teneva a galla e invece deve accontentarsi di restare sospeso su questa specie di pace violenta. mentre sputa parole sulla carta come valvola di sfogo per questa vita incastrata male. parole su mille foglietti che poi finiscono sparsi un po’ dovunque e non si ricongiungeranno mai più. esattamente come noi.