della resistenza amata

lo capiremo prima o poi che questa non è una parentesi ma la vita che ci attende. che sempre ci contorceremo per queste strade che puzzano di ambizioni andate a male, tra i fumi del rimpianto che arrossano lo sguardo e inaridiscono la voglia. nel ricordo di te che mi perseguita fuori dai sogni, tra le pagine in cui cerco riparo dal destino cecchino appostato sui campanili del così deve essere. è l’assedio dei nostri giorni allungati con la vodka per cercare una nuova resistenza a denti stretti finché qualcuno non arriverà a salvarci. finché non avremo capito quali sono le parti sacrificabili delle nostre vite. ché non ci salveranno i ricordi né le nostre promesse ingiallite. non lo faranno i cieli azzurri delle tue giornate spese bene né le luci intermittenti degli aerei che ci trascinano via. non i sorrisi di circostanza né la costanza con cui butti fuori tutto quello che hai dentro. non l’odio sedimentato e consolidato negli anni né quello che esplode improvviso dopo l’amore. ci salveranno le parole e i suoni. ci salverà la capacità di arrendersi alla semplicità di una notte senza stimolanti neuropsichici. ci salveranno due occhi come i tuoi in un corpo che non è il tuo. e ci arrenderemo ai posti a sedere e al caffè d’orzo. senza mai smettere di chiederci il perché delle cose e di cercare il senso oggettivo di questo vivere inquieto. e parafrasando qualcuno che cita qualcun altro G scrive: ci meritiamo le stragi, altro che Checco Zalone. ci meritiamo l’appiattimento culturale e l’abbattimento delle intelligenze che con un balzo si staccano da questa sterile terra per cercare riparo altrove. le vostre migliaia di fotografie quadrate tutte uguali e le frasi ad effetto da libri che non leggerete mai. vi meritate le ruspe e la polvere, le stelle e la crisi, i profeti e le macerie, le installazioni artistiche e le bandiere nere. che in fondo io volevo solo scomparirti dentro.