del verso opposto alle solite cose

M legge Di Ruscio e pensa che ci abitueremo a tutto ma mai a quello che scrivo. aggiungerei che non riuscirò mai ad abituarmi a quello che penso, a quello che non dici, alle distanze che separano quello che vorremmo da quello che possiamo, ai nostri sbalzi d’amore e alle intenzioni che restano a marcire nei cassetti stracolmi di desideri incompiuti. che se c’è una cosa di cui sento la mancanza è la capacità di sopportare la mancanza ma prendo in giro me stesso e la luna giurando che va bene così. se c’è qualcosa di cui riesco a fare a meno è tutto ciò che sta al di fuori di questo piccolo cerchio che abbiamo tracciato tutto intorno a noi. intreccio le parole in modo sbagliato e sovverto l’ordine dei pensieri che ci aravamo preposto. senza più la voglia di seguire la grammatica imperfetta dei nostri rapporti nè l’interesse a perseguire il bene maggiore in queste vite che si fanno sempre più autonome rispetto al nostro volere. mi accorgo che “nostro” in tutte le sue declinazioni è una parola che usiamo spesso. come se fosse appunto nostra la scelta quando, invece, è sempre più una questione di necessità, di ritrovarsi in date situazioni, dentro dubbi, dilemmi, domande, doti, distrazioni. dalla z alla a è il percorso inverso che continuamente ci ritroviamo ad affrontare, incapaci di imparare dagli sbagli commessi e sempre pronti a sentire nostalgia di qualcosa di cui ne avevamo già abbastanza. e poi riempire le giornate per non lasciare spazio al vuoto che potrebbe divorarci da dentro. non fidarsi mai degli altri e meno che mai di sè stessi per farla finita con questa storia del chiudere gli occhi e lasciarsi andare. che se c’è una cosa che non vorrei mai scegliere è a cosa rinunciare e invece ci ritroviamo ad abbandonare lungo il cammino pezzi di queste vite che si fanno sempre più ingombranti. mentre ti guardo alla luce del sole che muore dentro al mare e spero che almeno da questa vita noi ci salveremo.